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La guerra dei sessi è una truffa

Il risentimento è diventato la valuta corrente del discorso pubblico, e come tutte le valute cattive ha finito per espellere quella buona. C’è un modo di parlare delle donne che le trasforma in una categoria astratta, in un blocco monolitico da amare o da odiare a seconda della convenienza.

E c’è un modo di parlare degli uomini che fa la stessa cosa, rovesciando i termini ma conservando intatta la logica. Due specchi che si rimandano la stessa immagine, e nel mezzo una moltitudine di persone reali che non si riconoscono in nessuno dei due.
Il femminismo, che è nato come movimento di liberazione, si è trasformato in molti dei suoi usi pubblici in uno strumento di potere.
Non il potere delle donne, ma il potere di chiunque sappia maneggiare il linguaggio del risentimento per zittire l’interlocutore.
La parola patriarcato, che aveva un significato preciso e circoscritto, è diventata una clava da usare contro chiunque osi sollevare una domanda.
Il risultato è un clima in cui il dialogo si interrompe prima di cominciare, perché chi parla sa che qualsiasi obiezione verrà letta come complicità con l’oppressore.
Questo meccanismo non ha nulla a che vedere con la giustizia.
Ha a che vedere con il controllo.
E come tutti i meccanismi di controllo, produce vittime da entrambe le parti.
Donne che non si riconoscono nel copione che è stato scritto per loro, e che vengono accusate di tradimento quando osano dire che quel copione non le rappresenta.
Uomini che hanno imparato a tacere perché ogni parola rischia di essere usata contro di loro.
E in mezzo, una quantità enorme di sofferenza che nessuno racconta, perché raccontarla significherebbe uscire dal recinto delle narrazioni approvate.
La verità è che le donne non sono migliori degli uomini, e gli uomini non sono migliori delle donne.
La falsità, l’inganno, il calcolo non hanno genere.
Ci sono donne capaci di tradimenti che devastano una vita, e uomini capaci della stessa cosa.
Ci sono donne che usano il vittimismo come arma, e uomini che usano la forza come unico argomento. Ridurre tutto a una guerra tra sessi significa perdere di vista la complessità dell’esperienza umana, che non si lascia dividere in due squadre.
Chi ha interesse a mantenere viva questa guerra? Non le persone comuni, che vorrebbero solo vivere in pace. La mantengono vivi i politici che trovano in essa una fonte inesauribile di consenso.
I media che sanno che il conflitto produce audience.
Le industrie culturali che vendono libri e corsi e conferenze sul tema.
E tutti coloro che, avendo costruito la propria identità sull’opposizione all’altro, non possono permettersi di rinunciare a quella opposizione senza perdere se stessi.
Il risultato è una società in cui nessuno si fida più di nessuno.
In cui ogni gesto viene interpretato come una mossa, ogni parola come una trappola.
In cui l’amore stesso diventa sospetto, perché potrebbe nascondere un disegno di potere.
Questo è il vero prezzo del femminismo strumentale, del patriarcato usato come fantasma, di tutte le ideologie che hanno sostituito l’ascolto con la sentenza.
La strada d’uscita non è la vittoria di una parte sull’altra.
È il ritorno a un’idea semplice che il discorso pubblico ha seppellito: le persone sono persone, e meritano di essere ascoltate per ciò che dicono e fanno, non per il gruppo a cui appartengono.
Questa idea è stata dichiarata reazionaria, ma non lo è.
È semplicemente vera.
E come tutte le verità scomode, chiede di essere ripetuta finché qualcuno non deciderà di ascoltarla.
C’è un silenzio, in questa guerra, che nessuno vuole rompere.
È il silenzio di chi ha sofferto per mano di una donna o di un uomo, e che ha scoperto che il proprio dolore non è spendibile nel mercato delle narrative.
Nessuno vuole ascoltare il dolore di un uomo tradito, perché non rientra nel copione.
Nessuno vuole ascoltare il dolore di una donna che non si riconosce nella guerra dichiarata a suo nome. Questi silenzi, accumulati, formano una massa che nessuna ideologia può contenere.
Prima o poi, quella massa troverà una voce. E quando la troverà, non sarà gentile.

RVSCB

Bibliografia

Lasch, Christopher, La cultura del narcisismo, Bompiani, Milano 1981.

Paglia, Camille, Sexual Personae, Einaudi, Torino 1993.

Bell hooks, Il femminismo è per tutti, Tamu Edizioni, Napoli 2021.

Bly, Robert, Ferro e fuoco, Rizzoli, Milano 1990.

Furedi, Frank, Il culto della terapia, Armando Editore, Roma 2004.

Haidt, Jonathan, La mente morale, Luiss University Press, Roma 2013.

Pinker, Steven, Il declino della violenza, Mondadori, Milano 2013.


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