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Caffè della VerGOGNA – edizione del 28 Settembre 2026

Il dibattito sul Piano Casa si è acceso stamattina attorno alle deroghe sulle altezze minime e sulle metrature dei monolocali nelle grandi città, e le opposizioni hanno parlato di loculi a prezzi d’oro. La misura dovrebbe sbloccare il mercato degli affitti per studenti e lavoratori, ma il modo in cui viene presentata, come una concessione alle esigenze abitative di chi non può permettersi nulla di più, rivela una concezione dell’abitare che riduce la casa a un giaciglio e la dignità a una questione di centimetri. Chi ha provato a vivere in un monolocale di venti metri quadrati sa che il problema non è la metratura in sé, ma la speculazione che su quella metratura si costruisce, e la proposta, se non accompagnata da controlli sui canoni, rischia di trasformare il diritto all’abitazione in un business per pochi.

Le borse europee hanno aperto la settimana all’insegna dell’incertezza, con il gas naturale sull’hub di Amsterdam che oscilla per i nuovi report sugli stoccaggi e per le tensioni nei corridoi di fornitura. Le imprese manifatturiere guardano alle bollette autunnali con il fiato sospeso, e la politica energetica europea, che da anni promette indipendenza senza costruirla, si trova ancora una volta a rincorrere gli eventi. L’inverno, che non è una sorpresa, arriva come se fosse un’imprevista calamità, e i conti delle famiglie e delle fabbriche li pagano sempre gli stessi.

Al tavolo tra sindacati e organizzazioni datoriali è arrivata la proposta di introdurre sanzioni per l’invio di email e messaggi di lavoro fuori dall’orario di servizio, per arginare quello che viene definito stress da reperibilità permanente. Il diritto alla disconnessione, che sembra una conquista di civiltà, è in realtà il riconoscimento che il lavoro ha invaso ogni ora della giornata, e che gli strumenti nati per liberarci dalla schiavitù degli uffici ci hanno consegnato a una schiavitù più sottile e più continua. Le sanzioni, se approvate, serviranno a ricordare che il tempo libero è un diritto, e non una concessione che il datore di lavoro può revocare con un messaggio alle dieci di sera.

Nel centro storico di una città d’arte europea, un drone commerciale impiegato per le consegne rapide ha subito un’avaria ai sensori di quota ed è finito contro la cima di un monumento del Settecento. Il pacco, un paio di scarpe sportive, è rimasto incastrato a venti metri d’altezza e ha richiesto l’intervento dei vigili del fuoco. L’immagine del drone schiantato contro un monumento è quasi una metafora involontaria: la tecnologia che promette velocità e leggerezza si infrange contro la pesantezza della storia, e le scarpe, simbolo di movimento, restano sospese in aria come una bandiera d’emergenza. La città d’arte, che attira milioni di visitatori, ha scoperto di essere anche un campo di prova per droni che nessuno ha ancora imparato a governare.

Un cliente di un ipermercato è stato fermato dalla vigilanza dopo aver incollato sui tagli di carne più pregiati il codice a barre delle patate novelle, pagando pochi euro per una spesa da centinaia. A tradirlo è stato il peso anomalo rilevato dai bilancieri di sicurezza della cassa automatica. La truffa, nella sua elementare ingegnosità, è la fotografia di un’epoca in cui la tecnologia viene usata per ingannare la tecnologia, e dove il furto non richiede più destrezza ma soltanto un’etichetta ben posizionata. Il self-checkout, che doveva liberare i clienti dalle code, ha creato una nuova categoria di imbroglioni che giocano con i codici a barre come i bambini con le figurine.

In Spagna, le forze dell’ordine hanno recuperato la refurtiva di un furto grazie a un pappagallo scappato dalla casa dei ricettatori. L’animale si è posato sul balcone di un vicino e ha continuato a ripetere la parola chiave associata al nascondiglio sotto la pavimentazione dove la banda aveva occultato la merce. Il pappagallo, che parlava senza sapere ciò che diceva, ha fatto ciò che nessun testimone umano aveva il coraggio di fare: ha consegnato alla giustizia i nomi delle cose. Le indagini, che spesso inciampano nel silenzio degli uomini, hanno trovato nell’ingenuità di un uccello la loro testimone più affidabile, e la banda, che aveva pianificato ogni dettaglio, non aveva previsto il chiacchiericcio di un animale domestico.

Il caffè della vergogna, stamattina, sa di cemento e di gas, di carne etichettata come patate e di piume colorate. Il Piano Casa riduce la dignità a una metratura, il gas oscilla e le imprese tremano, il diritto alla disconnessione cerca di arginare un’invasione che abbiamo accettato senza accorgercene, un drone si schianta su un monumento barocco, un uomo truffa il self-checkout con i codici a barre, e un pappagallo consegna alla polizia il nascondiglio dei gioielli. La casa, il lavoro, l’energia e la giustizia, i quattro pilastri della vita civile, oggi si sono dati appuntamento in cronache che nessuno avrebbe saputo immaginare, e il risultato, per una volta, non è tragico: è soltanto ridicolo, che è il modo più gentile che la realtà ha trovato per dirci che stiamo andando alla deriva.

Marco Biraghi, Storia dell’architettura contemporanea, Einaudi, Torino, 2008
Zygmunt Bauman, Modernità liquida, Laterza, Roma-Bari, 2002
Neil Postman, Divertirsi da morire, Marsilio, Venezia, 2002
Richard Sennett, L’uomo flessibile, Feltrinelli, Milano, 1999
Primo Levi, Storie naturali, Einaudi, Torino, 1966
Konrad Lorenz, L’anello di re Salomone, Adelphi, Milano, 1967
Michel Foucault, Sorvegliare e punire, Einaudi, Torino, 1976

The Swarm and the Penny Caffè della VerGOGNA — September 27, 2026 Edition

During the last meeting on the Budget Law, a fierce clash erupted within the majority over the so-called Energy Superbonus, the proposal to reshape incentives for businesses’ green transition and redirect resources toward cutting the tax wedge. Trade associations reacted harshly, opposition parties cried foul at the betrayal of the ecological transition, and the government, once again, finds itself having to choose between fiscal discipline and campaign promises. The blanket is short, desires are many, and every decision produces a protest, as if politics were a zero-sum game where no one can truly win.

In New York, on the sidelines of the concluding work of the UN General Assembly, the European commercial delegation expressed strong concern over threats of new U.S. tariffs on typical Community products. The Italian wine and dairy sectors remain on alert, and producers look to upcoming bilateral negotiations with bated breath. A glass of wine, which is the symbol of a peasant civilization built over two thousand years, risks becoming a bargaining chip in a game played with tweets and threats, and Italy, once again, discovers that its excellence is fragile when the table is in Washington.

The new window to apply for the Transport Bonus lasted less than three hours. The ministerial platform crashed a few minutes after opening, allocated funds ran out in one hundred eighty minutes, and hundreds of thousands of commuters were left with empty pockets. Consumer protests reignited immediately, and the affair has the flavor of a mockery: a state that promises concrete help and then cannot even make the website that should deliver it function properly. Digital bureaucracy, which was supposed to simplify life, produces new waits and new disappointments, and the commuter left out of the funds legitimately wonders what waiting was for.

In Germany, a thief was caught by a robotic vacuum cleaner. During a heist at a villa, the man bumped into and accidentally activated the device, which sent an emergency notification to the owner’s vacationing smartphone with high-definition images of the intruder’s face. Police intervened, and the thief discovered that machines that help us keep our houses clean are also excellent sentinels. Technology, which promised to free us from domestic labors, proved to be an tireless security guard, and the clever fellow who believed he had planned everything ended up in handcuffs because of an appliance.

In the United States, a man arrested for traffic violations showed up at the courthouse cashier to pay a five-hundred-dollar bail with five large barrels full of penny coins. Officials refused to count the cash by hand, and the affair ended in legal litigation over the validity of the currency’s legal tender status. The provocation, however childish, has the merit of raising a serious question: the law says the penny is current money, but reality says no one accepts it when it becomes inconvenient, and the line between right and practice proves more fragile than believed.

In South America, a major airport hub halted takeoff operations for over three hours because an immense swarm of bees had settled on the landing gear of a Boeing ready for departure. The control tower urgently called a team of beekeepers, who removed the insects without damaging the aircraft, and passengers, who waited to depart, witnessed a spectacle no safety manual had anticipated. The bees, which for years have died by the millions because of pesticides, chose an airplane as a temporary home, and perhaps, in their unawareness, wanted to remind us that nature has not yet stopped making its voice heard.

This morning’s coffee of shame tastes of green paint and shiny coins, of digital notifications and beeswax. The majority argues over the Superbonus, Europe trembles for tariffs, the Transport Bonus runs out in three hours, a thief is caught by a vacuum cleaner, a man pays bail in pennies, and a swarm of bees halts a Boeing. The world, today, doesn’t need to invent anything: it is enough for it to look around.

Primo Levi, Natural Histories, Einaudi, Turin, 1966 Italo Calvino, Building Speculation, Einaudi, Turin, 1963 Zygmunt Bauman, Liquid Modernity, Laterza, Rome-Bari, 2002 Michel Foucault, Discipline and Punish, Einaudi, Turin, 1976 Neil Postman, Amusing Ourselves to Death, Marsilio, Venice, 2002 Konrad Lorenz, King Solomon’s Ring, Adelphi, Milan, 1967


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