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Caffè della VerGOGNA – edizione del 29 Settembre 2026

Nelle discussioni sulla manovra si è riacceso lo scontro dentro la maggioranza sull’ipotesi di un’aliquota straordinaria sui colossi del digitale e dello streaming. Da una parte c’è chi vuole recuperare risorse da destinare alla sanità pubblica, dall’altra chi teme ritorsioni commerciali e disinvestimenti. La tassa sugli extraprofitti, che nella teoria suona come un atto di giustizia elementare, nella pratica rivela sempre la stessa debolezza: uno Stato che ha bisogno di soldi lo chiede a chi ne ha di più, e poi scopre che i più ricchi hanno avvocati, uffici fiscali e la possibilità di spostare tutto altrove in un pomeriggio. Le grandi piattaforme digitali incassano miliardi dai cittadini italiani senza pagare tasse proporzionate in Italia da anni, e ogni tentativo di correggere questa anomalia si scontra con la minaccia di ritorsioni. La partita è impari, ma almeno si gioca.

Il Fondo Monetario ha diffuso un report che mette in guardia sull’impatto economico dell’invecchiamento: la spesa previdenziale e sanitaria nei Paesi del G7 raggiungerà livelli critici entro il prossimo triennio, e i tecnici propongono di legare l’età pensionabile all’aspettativa di vita reale. I sindacati europei hanno già eretto le barricate, e la proposta, per quanto ragionevole sulla carta, si scontra con un problema di giustizia sostanziale: chi ha fatto lavori pesanti e usuranti vive meno degli altri, e allungare l’età pensionabile in modo uniforme significa chiedere ai più deboli un sacrificio che i più protetti non pagheranno mai. Le riforme previdenziali sono sempre le più impopolari, e la ragione è semplice: chiedono a chi ha lavorato una vita di lavorare ancora, senza garantire che il tempo guadagnato sarà vissuto in salute.

Nelle aule civili sta facendo giurisprudenza un caso di separazione coniugale in cui una delle parti ha tentato di occultare un patrimonio milionario convertendolo in wallet privati di criptovalute. La sentenza di oggi autorizza per la prima volta i periti informatici nominati dal tribunale ad accedere direttamente alle chiavi crittografiche per il pignoramento dei beni digitali. La decisione, che sembra tecnica, apre un capitolo nuovo del diritto di famiglia: la ricchezza non è più soltanto quella che si vede in banca, ma anche quella nascosta in codici alfanumerici che nessuno può sequestrare senza le chiavi. I divorzi d’alta finanza, che già erano un genere letterario, diventano ora un campo di battaglia dove si combatte con la crittografia, e i giudici, per la prima volta, hanno imparato a leggerla.

In un boutique hotel iper-automatizzato, un aggiornamento software non testato ha resettato le credenziali delle serrature intelligenti. Decine di clienti si sono ritrovati chiusi fuori dalle proprie stanze in accappatoio, mentre lo staff non riusciva ad accedere al pannello di controllo centrale bloccato dal sistema. L’hotel del futuro, che prometteva esperienze senza attrito, ha trasformato una notte di sonno in un reality involontario, e la tecnologia che doveva prendersi cura degli ospiti li ha messi alla porta. Il paradosso è che basta una chiave fisica per non restare mai fuori, e che nessun ingegnere, quando progetta sistemi di sicurezza digitale, pensa mai a una serratura meccanica di riserva. La semplicità, che non si vende bene, resta l’unica garanzia affidabile.

All’aeroporto, i controlli di sicurezza hanno bloccato un viaggiatore che aveva nascosto nel bagaglio a mano una batteria pirotecnica da cinquanta colpi. Interrogato, ha spiegato che voleva spararli sulla pista d’arrivo per celebrare il compleanno della fidanzata. La giustificazione, nella sua assurdità, è la fotografia di una società in cui l’esibizione sentimentale è diventata una gara a chi stupisce di più, e dove le regole di sicurezza, quando si mettono di mezzo con un gesto d’amore, vengono percepite come un fastidio burocratico. Sessanta passeggeri, che non avevano chiesto di partecipare a quella festa, hanno rischiato di essere evacuati per il capriccio di un fidanzato troppo creativo.

In una nota azienda agricola, un prototipo di trattore elettrico a guida autonoma ha subito un corto circuito al modulo Gps e, invece di arrestarsi, ha iniziato a viaggiare in cerchio ad alta velocità abbattendo filari e recinzioni, finché i tecnici non sono riusciti a staccare manualmente l’alimentazione lanciando un blocco remoto. Il vigneto devastato dal trattore impazzito è la versione agricola di ogni promessa tecnologica non mantenuta: la macchina che doveva sollevare l’uomo dalla fatica, quando perde il controllo, produce più danni di cento braccianti in un anno. I robot, in campagna, arrivano come una liberazione, e quando si inceppano mostrano la fragilità di un sistema che nessuno ha ancora imparato a governare.

Il caffè della vergogna, stamattina, sa di circuiteria surriscaldata e di criptovalute occulte, di polvere da sparo e di cingoli affondati nella terra. La maggioranza litiga sugli extraprofitti, il Fondo Monetario chiede di lavorare più a lungo, i tribunali imparano a leggere le chiavi private, un hotel digitale caccia in corridoio i propri ospiti in accappatoio, un fidanzato vuole sparare fuochi d’artificio sulla pista, e un trattore senza conducente devasta il vigneto. La tecnologia che ci promette padronanza del mondo, ancora una volta, ha mostrato il suo volto più fragile: fa quello che non le chiediamo, e non fa quello che le chiediamo. La politica, che dovrebbe governarla, continua a litigare su quanto tassare chi la produce, e nessuno, a quanto pare, sta ancora progettando la chiave che ci permetta di chiudere la porta in sicurezza.

Primo Levi, Storie naturali, Einaudi, Torino, 1966
Neil Postman, Divertirsi da morire, Marsilio, Venezia, 2002
Zygmunt Bauman, Modernità liquida, Laterza, Roma-Bari, 2002
Michel Foucault, Sorvegliare e punire, Einaudi, Torino, 1976
Italo Calvino, Le cosmicomiche, Einaudi, Torino, 1965
Jared Diamond, Collasso, Einaudi, Torino, 2005
Richard Sennett, L’uomo flessibile, Feltrinelli, Milano, 1999

The Key and the Tractor Caffè della VerGOGNA — September 29, 2026 Edition

In discussions on the budget maneuver, the clash within the majority reignited over the hypothesis of a extraordinary tax rate on digital and streaming giants. On one side stands those who want to recover resources to allocate to public healthcare, on the other those fearing commercial retaliation and disinvestment. The tax on excess profits, which in theory sounds like an act of elementary justice, in practice always reveals the same weakness: a state that needs money asks it from those who have more, and then discovers that the wealthiest have lawyers, tax offices, and the ability to shift everything elsewhere in an afternoon. Large digital platforms collect billions from Italian citizens without paying proportional taxes in Italy for years, and every attempt to correct this anomaly collides with the threat of retaliation. The match is uneven, but at least it is being played.

The International Monetary Fund released a report warning on the economic impact of aging: pension and healthcare spending in G7 countries will reach critical levels within the next three-year period, and technicians propose linking the retirement age to real life expectancy. European trade unions have already erected barricades, and the proposal, however reasonable on paper, collides with a problem of substantial justice: those who did heavy and exhausting work live less than others, and uniformly extending the retirement age means asking the weakest for a sacrifice that the most protected will never pay. Pension reforms are always the most unpopular, and the reason is simple: they ask those who worked a lifetime to work more, without guaranteeing that the time gained will be lived in health.

In civil courtrooms, a marital separation case is establishing jurisprudence in which one of the parties attempted to conceal a millionaire fortune by converting it into private cryptocurrency wallets. Today’s ruling for the first time authorizes computer experts appointed by the court to directly access cryptographic keys for seizing digital assets. The decision, which seems technical, opens a new chapter in family law: wealth is no longer only what is seen in banks, but also what is hidden in alphanumeric codes that no one can seize without the keys. High-finance divorces, which were already a literary genre, now become a battlefield where one fights with cryptography, and judges, for the first time, have learned to read it.

In a hyper-automated boutique hotel, an untested software update reset credentials for smart locks. Dozens of customers found themselves locked out of their rooms in bathrobes, while staff could not access the central control panel locked by the system. The hotel of the future, which promised frictionless experiences, transformed a night’s sleep into an involuntary reality show, and the technology that was supposed to take care of guests put them out the door. The paradox is that a physical key is all you need to never be locked out, and no engineer, when designing digital security systems, ever thinks of a backup mechanical lock. Simplicity, which does not sell well, remains the only reliable guarantee.

At the airport, security controls stopped a traveler who had hidden a fifty-shot pyrotechnic battery in his carry-on baggage. When interrogated, he explained he wanted to fire them on the arrival runway to celebrate his girlfriend’s birthday. The justification, in its absurdity, is a portrait of a society in which sentimental exhibitionism has become a contest of who stuns more, and where safety regulations, when they interfere with a gesture of love, are perceived as a bureaucratic nuisance. Sixty passengers, who did not ask to participate in that party, risked evacuation for the whim of an overly creative boyfriend.

In a renowned agricultural firm, a prototype electric autonomous tractor suffered a short circuit in its GPS module, and instead of stopping, began traveling in circles at high speed demolishing rows and fences, until technicians managed to manually disconnect the power by launching a remote block. The vineyard devastated by the mad tractor is the agricultural version of every technological promise unkept: the machine that was supposed to lift man from fatigue, when it loses control, produces more damage than a hundred farmhands in a year. Robots, in the countryside, arrive as a liberation, and when they jam they show the fragility of a system no one has yet learned to govern.

This morning’s coffee of shame tastes of overheated circuitry and occult cryptocurrencies, of gunpowder and tracks sunk in earth. The majority argues over excess profits, the IMF asks to work longer, courts learn to read private keys, a digital hotel kicks guests into hallways in bathrobes, a boyfriend wants to fire fireworks on the runway, and a driverless tractor devastates the vineyard. The technology that promises us mastery of the world, once again, has shown its most fragile face: it does what we don’t ask of it, and doesn’t do what we ask of it. Politics, which should govern it, continues to argue over how much to tax those who produce it, and no one, apparently, is still designing the key that allows us to close the door securely.

Primo Levi, Natural Histories, Einaudi, Turin, 1966 Neil Postman, Amusing Ourselves to Death, Marsilio, Venice, 2002 Zygmunt Bauman, Liquid Modernity, Laterza, Rome-Bari, 2002 Michel Foucault, Discipline and Punish, Einaudi, Turin, 1976 Italo Calvino, The Cosmicomics, Einaudi, Turin, 1965 Jared Diamond, Collapse, Einaudi, Turin, 2005 Richard Sennett, The Corrosion of Character, Feltrinelli, Milan, 1999


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