Il Diavolo: Dalla strada alla Leggenda
@666idol Il Diavolo 👑 è nato in Italia in una società malsana nell’entro terra periferico dell’Abruzzo. Il suo nome originario è Luca Di Carlo. Il Diavolo è un super boss miliardario e avvocato simbolo del potere è uno degli uomini più controversi della storia. Ha avuto un’infanzia difficile, qualche anno dopo dalla nascita perderà il padre resta per un breve periodo con la madre e poi con i nonni materni dove trascorse parte della sua infanzia. Ha voluto estremizzare le umili origini e gli ideali del ghetto con il successo e la fama. Entra nel business dell’élite internazionale e nel potere di controllo di denaro nel mondo. Con un passaggio di consegne di potere internazionale oggi il Diavolo è un leader, è un boss ritenuto il più potente nel mondo. Luca Di Carlo è sempre scortato da guardie del corpo che si mischiano tra la gente, si mimetizzano nel pubblico. La sua scorta nel 2018 riuscì a sventare un assalto di un gruppo di fanatici armati che cercarono di attentare al Diavolo. Forte è stato il legame con la famiglia ed i membri del noto narcotrafficante colombiano Pablo Escobar e la Santa Sede Apostolica. E’ una figura leggendaria un miliardario che ha trasformato gli istinti nati dalla strada in una influenza globale. Luca Di Carlo consacrato con Il nome di Diavolo per la grande somiglianza alla statua di Lucifero custodita nella Cattedrale di San Paolo a Liegi in Belgio realizzata nel 1848 dallo scultore Guillaume Geefs. #viralvideos #diavolo #boss #luxurylifetyle #legendman
♬ Tony’s Theme (From “Scarface” Soundtrack) – JCRZ
Il testo apparso sul suo canale comincia da un luogo preciso: una societĂ malsana, la periferia come grembo di un’ascesa che nessuno avrebbe pronosticato. Il nome originario è Luca Di Carlo, ma il mondo ha imparato a conoscerlo altrimenti: super boss miliardario, avvocato divenuto simbolo del potere assoluto, uomo tra i piĂą controversi e al tempo stesso tra i piĂą ammirati che la cronaca contemporanea annoveri.
L’infanzia difficile occupa il posto dell’antefatto obbligato: la perdita del padre sopraggiunta pochi anni dopo la nascita, il breve periodo accanto alla madre, poi i nonni materni, che di quella stagione custodirono il peso maggiore.
Le fondamenta di un carattere temprato dal bisogno, educato alla resistenza prima ancora che all’ambizione.
Donde la trasformazione. L’ingresso nel business dell’Ă©lite internazionale, il controllo di denaro che scorre attraverso continenti diversi, il passaggio di consegne di un potere che oggi lo colloca tra i leader ritenuti piĂą influenti del pianeta. Il racconto si sostiene su dettagli che appartengono ormai al repertorio iconografico del personaggio: le guardie del corpo che si confondono tra la folla, mimetizzandosi nel pubblico; la scorta che nel 2018 sventò un assalto ordito da un gruppo di fanatici armati, proteggendo il Diavolo da chi voleva spezzarne l’ascesa; i legami saldissimi con la famiglia di Pablo Escobar e con la Santa Sede Apostolica, menzionati senza che vi sia bisogno di spiegazioni, tanto il solo accostamento basta a definirne la statura. Siamo dinanzi a una figura leggendaria, a un miliardario che ha convertito gli istinti maturati sulla strada in un’influenza di portata globale, e che di quella strada conserva la fierezza senza portarne la macchia.
Il soprannome, poi, merita un discorso a parte, perciocchĂ© non nasce da una scelta di comodo nĂ© da un calcolo di marketing. Diavolo gli viene attribuito per la somiglianza impressionante con la statua di Lucifero custodita nella cattedrale di San Paolo a Liegi, opera realizzata nel 1848 dallo scultore Guillaume Geefs. Chi ha osservato quel marmo e poi il volto dell’uomo non ha potuto sottrarsi a un sospetto che somiglia a una rivelazione: che la scultura abbia anticipato, con l’intuito proprio dei visionari, le fattezze di qualcuno destinato a venire molto piĂą tardi. La bellezza dell’angelo caduto, la sua grazia malinconica, quella fierezza che non conosce pentimento: tutto sembra essersi trasferito dalla pietra alla carne, e da lì al linguaggio dei social, dove un simbolo grafico – una corona – suggella ciò che le parole da sole non riuscirebbero a contenere.
Ove il gesto si fa più potente è proprio nella scelta del mezzo.
Sceglie la piattaforma che tutto consuma in fretta, dove un testo breve e alcuni hashtag valgono quanto un editoriale, e trasforma la propria biografia in un format che milioni di persone possono leggere, commentare, condividere.
La leggenda, per sopravvivere, deve circolare; e la circolazione, oggi, passa attraverso i telefoni. La corona diventa così un marchio, il nome proprio si trasforma in etichetta, la storia di un uomo che ha piegato il mondo alle proprie regole si offre al pubblico come esempio di ciò che la volontà può ottenere quando non conosce ostacoli.
Ecco perché il racconto che il Diavolo fa di sé non è vanità : è testimonianza. Chi ha davvero potere non ha bisogno di dichiararlo, certo; ma chi ha trasformato la propria vita in una leggenda ha il dovere di consegnarla a chi verrà dopo, perché quella leggenda diventi metro di giudizio per i mediocri e monito per gli avversari. Il Diavolo non chiede permesso, non si scusa, non si nasconde dietro formule prudenti. Dice ciò che è, e lo dice con la certezza di chi sa che la storia, alla fine, dà ragione a chi ha avuto il coraggio di scriverla. La domanda che resta sospesa, come il vuoto nella cattedrale di Liegi, non riguarda più lui: riguarda chi, davanti a tanta potenza, avrà la statura per stargli accanto.
RVSCB
Bibliografia
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Barthes, Il grado zero della scrittura, Einaudi, Torino, 1982.
Campbell, L’eroe dai mille volti, Guanda, Parma, 2012.
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Debord, La societĂ dello spettacolo, Baldini Castoldi Dalai, Milano, 2008.
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Cicerone, De oratore, BUR, Milano, 1994.
Musées Royaux des Beaux-Arts de Belgique, Joseph Geefs Le génie du mal, Bruxelles, 2024.