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Mezzo milione di sogni infranti, banche che si divorano e terremoti nel dimenticatoio: il lunedì della merda

Il Caffè della VerGOGNA – Edizione dell’8 giugno 2026

Imagbe Ehizomwengie, nigeriano di trentasei anni, compra un Gratta e Vinci con i soldi dell’elemosina e vince mezzo milione di euro. Il problema è che non ha il permesso di soggiorno, e senza documenti non può ritirare una lira. La storia la racconta il Resto del Carlino, e somiglia a una favola di Kafka riscritta da un burocrate sadico.

L’uomo chiede aiuto a un amico, l’amico si convince di essere il legittimo amministratore della vincita, e serve l’intera comunità nigeriana per trovare un accordo. Alla fine, duecentocinquantamila euro finiscono sul conto di un cugino, con quei soldi viene comprata un’attività commerciale a Falconara, e solo nei giorni scorsi il tribunale di Ancona ha riconosciuto a Ehizomwengie il permesso di soggiorno. La morale? In Italia puoi vincere alla lotteria, ma se sei un migrante devi prima dimostrare di avere il diritto di essere felice. Le istituzioni, come sempre, arrivano dopo. Come i pompieri. Come il buon senso.

Intesa Sanpaolo ha lanciato un’Opas su Mps, offrendo sedici azioni nuove per ogni dieci azioni della banca senese più un euro cash per ogni titolo. Il premio è del 12,5 per cento. Unipol si prenderà circa seicentotrentacinque filiali e il marchio Mps, mentre Intesa si terrà Mediobanca e il resto. Il nuovo colosso diventerà il secondo dell’Eurozona per capitalizzazione, con ventisette milioni di clienti e ventunomila consulenti. Suona come una gran bella notizia per gli azionisti, ma per i correntisti, per i dipendenti, per i cittadini che vedono sparire un pezzo di storia italiana, è l’ennesimo capitolo della saga “il risparmio è nostro, le banche sono loro”. Monte dei Paschi, fondata nel 1472, la banca più antica del mondo, finisce nelle mani di un colosso che la smonterà come un Lego. E nessuno piange. Perché in Italia, le banche non muoiono. Vengono mangiate.

Intanto, oggi si vota in quarantadue comuni per i ballottaggi delle amministrative. I seggi sono aperti dalle sette alle quindici, e l’affluenza ieri era al 39,79 per cento, in calo rispetto al primo turno. La Sardegna fa eccezione: lì la partecipazione è cresciuta, chissà perché. Forse perché i sardi hanno capito che votare è l’unico modo per non essere dimenticati. Il resto d’Italia, invece, preferisce restare a casa. Tanto fa lo stesso: i politici si alternano, le promesse si assomigliano, i problemi restano. A Lecco, Arezzo, Macerata, Chieti, Trani e Agrigento si gioca la partita vera, quella che decide chi governa le città. Ma con meno della metà degli aventi diritto che si presenta alle urne, la democrazia diventa una recita per pochi attori. Il pubblico, annoiato, ha già cambiato canale.

L’asse Londra-Berlino-Parigi si riunisce per parlare di pace in Ucraina. Starmer, Macron e Merz promettono sostegno incrollabile a Kiev, condannano gli attacchi russi, discutono di produzione di sistemi di difesa e di capacità antimissile. Zelensky li ringrazia, dice che la Russia non sta vincendo, che per cinque mesi consecutivi l’aggressore ha perso più di trentamila soldati tra morti e feriti. I leader europei propongono un cessate il fuoco immediato, negoziati sulla base dell’attuale linea del fronte, garanzie di sicurezza vincolanti per l’Ucraina e congelamento degli asset russi fino a risarcimento. Parole nobili, suoni eleganti. Peccato che i missili continuino a cadere, che i soldati continuino a morire, che i civili continuino a nascondersi nei rifugi. La diplomazia è una danza lenta, e mentre i potenti si scambiano dichiarazioni di circostanza, la guerra avanza. Senza fare rumore. Senza fare notizia.

Infine, un terremoto di magnitudo 7,8 ha colpito le Filippine, al largo dell’isola di Mindanao. L’allarme tsunami ha ordinato l’evacuazione delle aree costiere, con onde previste tra uno e tre metri. È l’ennesima catastrofe naturale in un paese già provato da povertà, corruzione e disastri. La notizia compare in fondo alla home page di Adnkronos, tra le offerte di prestiti e le pubblicità di scommesse. Perché un terremoto nelle Filippine non vende come un’Opas bancaria. Perché i morti del sud-est asiatico non fanno share. Perché la geografia, si sa, ha i suoi privilegi. E i privilegiati, come sempre, sono quelli che non tremano mai.

Oggi, cari lettori, il caffè è talmente amaro che brucia la lingua. Un migrante che non può godersi la vincita perché la burocrazia glielo impedisce, una banca storica che viene smembrata come un trofeo, un’Italia che non va a votare, un’Europa che parla di pace mentre la guerra infuria, un terremoto che nessuno vede. RVSCB non ha parole. Le parole servono a raccontare. E qui non c’è nulla da raccontare. Solo da vomitare.

RVSCB – Archivio delle Scomode Verità, 8 giugno 2026

“Non mi interessa essere amato. Mi interessa essere letto dopo che mi avranno odiato.”


Half a Million Broken Dreams, Banks That Devour Each Other, and Earthquakes Forgotten: The Monday of Shit

The Coffee of Shame – June 8, 2026 Edition

Imagbe Ehizomwengie, a 36-year-old Nigerian, bought a “Gratta e Vinci” (scratch card) with money from begging and won half a million euros. The problem is that he doesn’t have a residence permit, and without documents, he can’t withdraw a single lira. The story was told by Il Resto del Carlino, sounding like a Kafka fable rewritten by a sadistic bureaucrat. The man asked a friend for help; the friend convinced himself he was the legitimate administrator of the winnings and served the entire Nigerian community to find an agreement. In the end, 250,000 euros ended up in a cousin’s account, with which a business was purchased in Falconara, and only in recent days did the Ancona court recognize Ehizomwengie’s right to a residence permit. The moral? In Italy, you can win the lottery, but if you are a migrant, you must first prove you have the right to be happy. Institutions, as always, arrive late. Like the firemen. Like common sense.

Intesa Sanpaolo launched a tender offer (OPA) on MPS, offering sixteen new shares for every ten shares of the Siena-based bank plus one euro cash per share. The premium is 12.5 percent. Unipol will take about 635 branches and the MPS brand, while Intesa will keep Mediobanca and the rest. The new colossus will become the second-largest in the Eurozone by market capitalization, with 27 million clients and 21,000 consultants. This sounds like great news for shareholders, but for depositors, employees, and citizens watching a piece of Italian history disappear, it is just another chapter in the saga of “savings are ours, banks are theirs.” Monte dei Paschi, founded in 1472, the world’s oldest bank, ends up in the hands of a giant that will dismantle it like Lego. And no one cries. Because in Italy, banks don’t die. They get eaten.

Meanwhile, today we vote in 42 municipalities for the mayoral runoff elections. Polling stations are open from 7:00 to 15:00, and yesterday’s turnout was 39.79 percent, down from the first round. Sardinia is the exception: there, participation increased, who knows why. Perhaps because the Sardinians understood that voting is the only way not to be forgotten. The rest of Italy, however, prefers to stay home. It makes no difference anyway: politicians alternate, promises sound the same, problems remain. At Lecco, Arezzo, Macerata, Chieti, Trani, and Agrigento, the real game is being played, deciding who governs the cities. But with less than half of the eligible voters showing up at the polls, democracy becomes a play for a few actors. The audience, bored, has already changed the channel.

The London-Berlin-Paris axis meets to discuss peace in Ukraine. Starmer, Macron, and Merz promise unwavering support to Kyiv, condemn Russian attacks, and discuss the production of defense systems and anti-missile capabilities. Zelensky thanks them, saying Russia is not winning, that for five consecutive months the aggressor has lost more than 30,000 soldiers between dead and wounded. European leaders propose an immediate ceasefire, negotiations based on the current front line, binding security guarantees for Ukraine, and the freezing of Russian assets until compensation is paid. Noble words, elegant sounds. Too bad the missiles keep falling, soldiers keep dying, and civilians keep hiding in shelters. Diplomacy is a slow dance, and while the powerful exchange ceremonial declarations, the war advances. Without making noise. Without making headlines.

Finally, a magnitude 7.8 earthquake hit the Philippines, off the coast of Mindanao island. A tsunami warning ordered the evacuation of coastal areas, with waves predicted between one and three meters. It is yet another natural disaster in a country already battered by poverty, corruption, and disasters. The news appears at the bottom of the Adnkronos homepage, between loan offers and betting ads. Because an earthquake in the Philippines doesn’t sell like a bank tender offer. Because the deaths in Southeast Asia don’t generate viewership ratings. Because geography, as we know, has its privileges. And the privileged, as always, are those who never tremble.

Today, dear readers, the coffee is so bitter it burns the tongue. A migrant who cannot enjoy his winnings because bureaucracy prevents it, a historic bank dismantled like a trophy, an Italy that refuses to vote, a Europe talking of peace while war rages, an earthquake no one sees. RVSCB has no words. Words are for telling stories. And here, there is nothing to tell. Only something to vomit.

RVSCB – Archive of Uncomfortable Truths, June 8, 2026

“I am not interested in being loved. I am interested in being read after they have hated me.”


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