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L’universo, l’assurdo e l’arte di essere felici

L’uomo contemporaneo si muove in un paradosso che lo avvolge come una nebbia sottile e inestricabile: possiede più conoscenza di qualsiasi altra epoca precedente eppure, forse proprio per questo, si sente più smarrito di quanto lo sia mai stato.

La scienza gli ha svelato l’origine stellare degli atomi che compongono il suo corpo, gli ha mostrato che la sua esistenza è il frutto di miliardi di anni di evoluzione cosmica, gli ha rivelato che la materia di cui è fatto è la stessa che ha generato galassie e pianeti.
Eppure, questa consapevolezza, che potrebbe essere fonte di meraviglia e gratitudine, si trasforma spesso in un peso insopportabile, in una domanda che non trova risposta: a cosa serve tutto questo? A cosa serve la coscienza, se l’universo è indifferente? A cosa serve l’amore, se la morte è certa? A cosa serve la fatica di vivere, se il senso sembra sfuggire come acqua tra le dita?
Eppure, è proprio in questa domanda, in questa tensione tra il desiderio di senso e il silenzio dell’universo, che si nasconde la possibilità di una risposta.
Non una risposta dogmatica, non una verità rivelata, ma un percorso, un modo di abitare l’esistenza che trasforma il peso in leggerezza, l’assurdo in libertà, la solitudine in connessione.
La scienza ci dice che siamo il modo in cui l’universo osserva e comprende se stesso: atomi di stelle che hanno imparato a pensare, a emozionarsi, a creare.
Questa non è una condanna, ma una responsabilità, il compito di essere custodi di un miracolo che la materia ha generato quasi per gioco, e che ora chiede di essere onorato.
La filosofia, da parte sua, ci offre uno strumento altrettanto potente: l’assurdo.
Albert Camus, in un’epoca segnata dalle macerie della guerra e dal crollo delle certezze, ha insegnato che l’universo non possiede un senso intrinseco, e che questa mancanza non è una sconfitta ma una liberazione. Se il senso non è dato, allora deve essere creato.
Se l’universo tace, allora la parola spetta a noi. L’atto stesso di vivere, di amare, di lottare a testa alta contro un destino che non ci deve nulla, è la vittoria più grande.
Non si tratta di negare il dolore, ma di attraversarlo con la fierezza di chi sa che la sua dignità non dipende da una risposta che forse non arriverà mai.
Sartre, dal canto suo, ci ricorda che l’esistenza precede l’essenza: prima nasciamo, e poi decidiamo chi essere. Una libertà che spaventa, certo, ma che è anche l’unica vera possibilità di autenticità.
La psicologia, e in particolare la saggezza antica del Giappone, ci offre una bussola pratica per orientarci in questo labirinto di possibilità: l’Ikigai, la ragione d’essere.
Non un fine ultimo, ma un punto di equilibrio tra ciò che amiamo fare, ciò in cui siamo bravi, ciò di cui il mondo ha bisogno e ciò per cui possiamo essere ricompensati. Non è una formula magica, ma un invito a cercare, a sperimentare, a sbagliare e a ricominciare. Perché il senso, se esiste, non è un oggetto da trovare, ma un processo da vivere.
Infine, la dimensione relazionale: siamo nodi di una rete, frammenti di un tessuto che si intreccia e si disfa in un gioco infinito.
Ciò che facciamo acquista valore quando viene riflesso negli occhi degli altri.
L’eredità emotiva, quella che lasciamo nei sorrisi, negli aiuti, nelle opere d’arte, è l’unica forma di eternità che ci è concessa.
E l’amore, forse, è il filo che tiene insieme tutto questo: un amore che non chiede risposte, ma che le crea, che non cerca un senso, ma che lo dona.
Allora, forse, la risposta alla domanda iniziale è proprio questa: non c’è un senso da scoprire, ma un senso da costruire.
Non c’è una verità da trovare, ma una bellezza da creare.
E il tempo della consapevolezza, quello che ci permette di guardare l’assurdo senza paura, e di amare nonostante tutto, è l’unico tempo che conta.

L’unico che ci appartiene.

RVSCB

Bibliografia

Rovelli, Carlo, Sette brevi lezioni di fisica, Adelphi, Milano 2014.

Camus, Albert, Il mito di Sisifo, Bompiani, Milano 2001.

Sartre, Jean-Paul, L’esistenzialismo è un umanismo, Mursia, Milano 1965.

Frankl, Viktor, Uno psicologo nei lager, Ares, Milano 1973.

Garcia, Héctor, Ikigai. Il segreto dei giapponesi per una vita lunga e felice, Mondadori, Milano 2017.

Fromm, Erich, L’arte di amare, Mondadori, Milano 1964.


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