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L’immenso amore e le finestre chiuse

Caffè della VerGOGNA. edizione del 9 Luglio 2026

Il fumo si levò dalla Bovisa alle tre del pomeriggio, denso e nero come l’inchiostro di una stampa cattiva, e in breve abbracciò mezza Milano. Le fiamme divoravano il deposito Bartolini, i camion esplodevano uno dopo l’altro con boati che parevano salve di cannone, e l’Amministrazione comunale, con la sollecitudine di un maggiordomo che annuncia una grana in cucina, consigliava di tenere le finestre chiuse e di non sostare all’aperto.

Avviso ragionevole, per carità: il fumo tossico non perdona e i vigili del fuoco faticavano perfino a entrare, perciocché un cancello automatico si era inceppato, quasi che l’intera scenografia del disastro fosse stata orchestrata da un burattinaio distratto. La colonna di fumo saliva visibile a chilometri di distanza, e i residenti, tappati in casa, annusavano l’aria come bestie bracciate, mentre sui social scorrevano video dell’apocalisse. Milano bruciava, e non era una metafora.

Nelle stesse ore, lontano da quel cortile di container liquefatti, la presidente del Consiglio concludeva il vertice Nato di Ankara rivendicando la propria linea con la fermezza di chi ha piantato una bandiera su un lastrone di ghiaccio alla deriva. Non si pentiva di nulla, dichiarava, e rivendicava un investimento politico sull’unità dell’Occidente, come se l’Occidente fosse un condominio ove tutti pagano le spese senza discutere. Il due virgola otto per cento del prodotto interno lordo investito in difesa e sicurezza veniva esibito alla stregua di una pagella da mostrare a un padre severo, mentre il padre in questione, allorché apriva bocca, alternava randellate e moine con una disinvoltura che avrebbe fatto invidia a un attore del vaudeville.

Donald Trump, invero, aveva trasformato il summit in uno spettacolo personale, donde il mondo intero usciva frastornato. Prima strapazzava gli alleati, dava della pessima all’Italia, minacciava di tagliare i commerci con la Spagna e ricordava ai danesi l’umiliazione del 1940, allorché la Wehrmacht li sottomise in sei ore; poi, in capo a poche ore, proclamava che tra i trentadue alleati regnava un amore smisurato, un sentimento talmente traboccante da risultare quasi indecente. La dichiarazione veniva pronunciata con la stessa noncuranza con cui si cambia una cravatta, e la platea internazionale fingeva di crederci, ché la diplomazia è l’arte di ingoiare rospi sorridendo. La Groenlandia restava il suo chiodo fisso, la Spagna una comparsa da zimbello, l’Iran un nemico su cui tornare a colpire senza troppi complimenti. Intanto, il cessate il fuoco nello Stretto di Hormuz era già defunto e il petrolio sarebbe tornato a scorrere solo quando i potenti avessero finito di giocare a Risiko.

Mentre i capi di Stato brindavano e si scambiavano promesse, un’altra tegola si abbatteva sulla penisola, e questa volta non veniva dal cielo dei droni bensì da quello dell’anticiclone africano. Le previsioni annunciavano temperature di sette od otto gradi sopra la media, con punte di quaranta in Sardegna e notti tropicali che avrebbero reso le città forni a cielo aperto. La protezione civile non aveva ancora finito di spegnere l’incendio di Milano che già si preparava a fronteggiare temporali e grandinate al Nord, ove l’aria rovente avrebbe incontrato correnti più fresche, generando un finimondo atmosferico. Il meteorologo Mattia Gussoni parlava di fase climatica anomala con la pacatezza di chi elenca ingredienti di una ricetta collaudata, quasi che il cataclisma fosse ormai un appuntamento settimanale, una liturgia tristemente familiare.

Eppure, in un angolo del teatrino nazionale, un’altra grana covava sotto la cenere. La Commissione di Vigilanza Rai restava impantanata in uno stallo che non prometteva soluzioni rapide, perciocché i partiti litigavano sulle nomine e si rimbalzavano responsabilità come fosse una patata bollente. Il presidente del Senato La Russa esortava maggioranza e opposizione a risolvere i problemi senza scaricarli sui presidenti delle Camere, mentre l’opposizione denunciava una gestione burocratica della vicenda. La Rai, servizio pubblico, navigava a vista, in attesa che qualcuno trovasse la bussola in un cassetto dimenticato. Il fumo, anche qui, era denso, ma di quello che non si vede, quello che intasa i corridoi del potere e rende l’aria irrespirabile senza che nessuno apra le finestre.

Il caffè della vergogna, oggi, sapeva di fuliggine. Mentre i potenti si scambiavano dichiarazioni d’amore e il pianeta ribolliva sotto un sole impazzito, i camion continuavano a bruciare, i termometri a salire, e la gente comune a chiudere le finestre, in attesa che l’aria tornasse pulita. A sera, il fumo si diradava su Milano, ma la puzza di bruciato restava attaccata ai muri. Chissà se anche i leader, rientrando nei loro palazzi, l’hanno sentita.

Guy Debord, La società dello spettacolo, Baldini Castoldi Dalai, Milano, 2002
Gaston Bachelard, Psicoanalisi del fuoco, Dedalo, Bari, 1972
Ulrich Beck, La società del rischio, Carocci, Roma, 2000
Richard Sennett, L’uomo flessibile, Feltrinelli, Milano, 1999
Mike Davis, Città di quarzo, Manifestolibri, Roma, 1993
Elizabeth Kolbert, La sesta estinzione, Neri Pozza, Vicenza, 2014
George Lakoff, Non pensare all’elefante, Chiarelettere, Milano, 2006
Pierre Bourdieu, Sulla televisione, Feltrinelli, Milano, 1997

Immense Love and Closed Windows

Il Caffè della VerGOGNA – July 9, 2026 Edition

Smoke rose from Bovisa at three in the afternoon, dense and black as ink from an evil print, and quickly embraced half of Milan. Flames devoured the Bartolini depot, trucks exploding one after another with booms resembling cannon salvos, and Municipal Administration, with solicitude of a butler announcing kitchen trouble, advised keeping windows closed and not lingering outdoors. Overly reasonable, certainly: toxic smoke spares no one and firefighters struggled even entering, because automatic gate jammed, almost entire disaster scenery orchestrated by distracted puppeteer. Smoke column rose visible kilometers away, residents barricaded indoors sniffed air like hunted beasts, while videos of apocalypse scrolled social media. Milan burned, and was no metaphor.

During same hours, vastly distant from that courtyard of liquefied containers, Prime Minister concluded NATO summit in Ankara reclaiming her line with firmness of one planting flag on melting iceberg. She repented nothing, declared, claiming political investment on Western unity, as if West were condominium where everyone pays expenses without questioning. Two point eight percent gross domestic product invested in defense and security displayed like report card showing strict father, while father in question, when opening mouth, alternating bludgeons caresses with ease would make vaudeville actor envious.

Indeed, Donald Trump had transformed summit into personal spectacle, from which entire world emerged bewildered. First roughed up allies, called Italy bad, threatened cutting trade Spain and reminded Danes humiliation 1940, when Wehrmacht subdued them six hours; then, few hours later, proclaimed among thirty-two allies reigned immense love. Declaration pronounced same carelessness changing tie, international audience pretending believe, diplomacy being art swallowing frogs smiling. Greenland remained his bugbear, Spain mere fool’s extra, Iran enemy striking again. Meanwhile ceasefire Hormuz Strait already dead oil would flow only when powerful finished playing Risk.

While heads of state toasted exchanging promises, another tile fell peninsula, this time not coming drones’ sky but African anticyclone. Forecasts announced temperatures seven eight degrees above average, peaks forty Sardinia tropical nights rendering cities open-air furnaces. Civil protection not yet finished extinguishing Milan fire preparing face storms hail north, where hot air meeting cooler currents generating atmospheric apocalypse. Meteorologist Mattia Gussoni spoke anomalous climatic phase calmness listing ingredients proven recipe, almost cataclysm weekly appointment.

Yet, corner national theater, another trouble brewing under ash. Broadcasting Authority Board stuck deadlock promising no quick solutions, parties quarreling over appointments bouncing responsibilities like hot potato. Senate President La Russa exhorted majority opposition solve problems dumping Chamber Presidents, while opposition denounced bureaucratic management affair. RAI, public service, navigating blind, waiting someone find compass forgotten drawer. Smoke here too thick, but invisible kind choking power corridors making air unbreathable without anyone opening windows.

Shame coffee today tasted soot. While powerful exchanged declarations love planet boiling under crazy sun, trucks continued burning thermometers rising ordinary people closing windows, waiting air become breathable again. Evening smoke thinned Milan burned smell stuck walls. Wonder if leaders returning their palaces smelled it too.

Bibliography

Guy Debord, The Society of the Spectacle, Zone Books, New York, 2002

Gaston Bachelard, The Psychoanalysis of Fire, Beacon Press, Boston, 1972

Ulrich Beck, Risk Society: Towards a New Modernity, Sage, London, 2000

Richard Sennett, The Corrosion of Character, Norton, New York, 1998

Mike Davis, City of Quartz, Verso, London, 1993

Elizabeth Kolbert, The Sixth Extinction: An Unnatural History, Metropolitan Books, New York, 2014

George Lakoff, Don’t Think of an Elephant!: Know Your Values and Frame the Debate, Chelsea Green, White River Junction, 2006

Pierre Bourdieu, On Television, New Press, New York, 1998

RVSCB – Archive of Uncomfortable Truths, July 9, 2026

“I am not interested in being loved. I am interested in being read after they have hated me.”


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