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La pistola di seta e il coltello della metro

Caffè della VerGOGNA. edizione del 10 Luglio 2026

Recep Tayyip Erdogan, allorché i capi di Stato si alzarono dal tavolo del vertice, porse a ciascuno una pistola con il nome inciso sull’impugnatura e una scatola di munizioni, come si conviene tra gentiluomini che hanno appena discusso di spese militari e di amore smisurato tra alleati. L’omaggio, munito di un salvacondotto doganale che esentava l’arma dai controlli turchi, colse di sorpresa più d’un leader.

Keir Starmer, prossimo a cedere lo scettro di premier, valutò che infilare una pistola nel bagaglio a mano diretto a Londra fosse impresa temeraria, perciocché le leggi britanniche non ammettono simili souvenir, e la lasciò in terra anatolica. Giorgia Meloni, al contrario, decise di portarla a Roma, con una procedura che fonti governative definirono «standard come per ogni altro dono», quasi che tra un foulard di seta e una canna rigata non vi fosse differenza sostanziale. Personale autorizzato prese in carico l’arma, la registrò a Palazzo Chigi, la protocollò. L’immagine della premier che rientra in patria con una pistola turca nella valigia diplomatica, mentre il Paese ribolle sotto un sole sahariano, possiede una carica simbolica che nemmeno un romanziere decadente avrebbe osato concepire.

Fuori dai palazzi, intanto, il caldo stringeva l’Italia in una morsa che sapeva di fine dei tempi. L’anticiclone africano, ormai padrone incontrastato delle nostre estati, spingeva colonne d’aria rovente verso il Mediterraneo, e i meteorologi annunciavano per lunedì picchi di quaranta gradi, notti tropicali, afa che si sarebbe appiccicata alla pelle come un indumento bagnato. L’anticiclone delle Azzorre, quello che un tempo regalava estati miti e ventilate, è ormai un ricordo da libro di geografia; al suo posto si è installato un mostro sahariano che trasforma le città in fornaci e il mare in una pentola a pressione, donde nascono temporali violenti e grandinate fuori stagione. E mentre il termometro saliva, lo Stretto di Hormuz restava semi-paralizzato dopo l’ennesimo scambio di missili tra americani e iraniani, con i Pasdaran che accusavano Washington di interferenza e il Centcom che rivendicava il passaggio sicuro di ottocento navi mercantili. Trump, dal canto suo, minacciava una lezione esemplare e studiava il ripristino del blocco navale dei porti persiani, opzione che avrebbe fatto impallidire chiunque ricordi le cronache petrolifere degli anni Ottanta.

In questo clima da tregenda, un uomo di ventisette anni, algerino e irregolare, si avvicinò a una ragazza di origini marocchine sulla banchina della metropolitana di Milano, all’altezza del Duomo, e le chiese perché lo stesse guardando. Lei negò, ma l’uomo era già partito con gli insulti, e subito dopo con un pugno al volto. Poi estrasse un coltellino e la ferì alla guancia e al labbro, gridandole — a quanto riportano le cronache — «Cosa hai da guardare, sono uomo e musulmano». La ragazza finì in ospedale, lui fu arrestato dopo un inseguimento in via Torino. L’arma del Duomo non aveva il nome inciso, né un certificato doganale: era un coltellino a serramanico, di quelli che si comprano per pochi euro e che nelle mani sbagliate diventano sentenza.

Donde provenga la furia che spinge un uomo a sfregiare una sconosciuta in nome del proprio genere e della propria fede, è domanda che esige risposte scomode. Ma colpisce la coincidenza: nel giro di ventiquattr’ore, due armi — una confezionata come dono di Stato, l’altra brandita in una stazione della metropolitana — hanno attraversato la scena italiana. La prima è stata accolta con la disinvoltura di chi maneggia doni diplomatici, la seconda con l’inevitabile cronaca nera che si consuma in una manciata di minuti e poi scivola via tra le pieghe del giornale. Eppure entrambe raccontano un Paese sospeso tra la pantomima del potere e la violenza che corre sottopelle, tra l’afa che opprime e i conflitti che si infiammano a migliaia di chilometri, ma che in qualche modo ci appartengono.

A New York, nel frattempo, la Italian American Civil Rights League levava un grido di dolore contro il sindaco Zohran Mamdani, reo di aver espunto Little Italy dalla mappa ufficiale delle enclave etniche della città. «Non è un errore burocratico, è cancellazione culturale», tuonava Mike Crispi, presidente della Lega, difendendo i cannoli di Baby John e la festa di San Gennaro come si difende un avamposto assediato. Anche qui, un’arma — non di metallo, ma di carta — che ferisce senza far rumore, e che pure lascia cicatrici profonde nell’identità di una comunità.

Il caffè della vergogna, stamattina, sa di polvere da sparo e di sudore. Fuori il sole picchia come un fabbro incattivito, e le notizie si accumulano come macerie dopo un bombardamento. Verrebbe da chiedersi se la pistola di Erdogan, ora custodita in qualche cassetto di Palazzo Chigi, sia stata almeno messa in sicurezza, o se riposi accanto ai dossier sul clima impazzito e sulle guerre lontane. Chissà se chi l’ha presa in carico ha avuto un brivido, pensando che quel dono, così gentilmente offerto, era lo stesso con cui il sultano di Ankara aveva salutato tutti i suoi ospiti, indistintamente, come a dire: ecco il vostro souvenir, e ora arrangiatevi.

Elias Canetti, Massa e potere, Adelphi, Milano, 1981
Marcel Mauss, Saggio sul dono, Einaudi, Torino, 2002
Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari, Garzanti, Milano, 1975
Zygmunt Bauman, Paura liquida, Laterza, Roma-Bari, 2006
Amitav Ghosh, La grande cecità, Neri Pozza, Vicenza, 2017
Luigi Pirandello, Uno, nessuno e centomila, Mondadori, Milano, 1926
Michel Foucault, Sorvegliare e punire, Einaudi, Torino, 1976
Oriana Fallaci, La rabbia e l’orgoglio, Rizzoli, Milano, 2001

The Silk Pistol and the Metro Knife

Il Caffè della VerGOGNA – July 10, 2026 Edition

Recep Tayyip Erdogan, when heads of state rose from summit table, presented each with a pistol bearing engraved name on handle and box of ammunition, as befits gentlemen who just discussed military spending and immense love among allies. Gift, equipped with customs transit allowing weapon exemption Turkish controls, surprised more than one leader. Keir Starmer, about to surrender premiership scepter, evaluated stuffing pistol into carry-on luggage headed London as rash enterprise, because British laws admit no such souvenirs, and left it Anatolian soil. Giorgia Meloni, by contrast, decided bringing it Rome, with procedure governmental sources defined “standard like every other gift,” almost between silk scarf and rifled barrel no substantial difference existed. Authorized personnel took weapon into custody, registered Palazzo Chigi, filed protocol. Image Prime Minister returning homeland Turkish pistol in diplomatic bag, while country boiling under Saharan sun, possesses symbolic charge not even decadent novelist would dare conceive.

Outside palaces meanwhile, heat gripped Italy in vice tasting of end times. African anticyclone, now undisputed master our summers, pushing columns hot air Mediterranean, meteorologists announcing Monday peaks forty degrees, tropical nights humidity sticking skin like wet garment. Azores anticyclone, once granting mild breezy summers, now geography textbook memory; its place installed Saharan monster transforming cities furnaces sea pressure cooker, whence violent storms out-of-season hail born. And while thermometer rose, Hormuz Strait remained semi-paralyzed after latest missile exchange Americans Iranians, Pasdaran accusing Washington interference Centcom claiming safe passage eight hundred merchant vessels. Trump meanwhile threatening exemplary lesson studying restoration naval blockade Persian ports, option making pale anyone remembering eighties oil chronicles.

In this hellish climate, twenty-seven-year-old Algerian irregular approached Moroccan-origin girl metro platform Milan, Duomo level, asked why staring him. Denied, but man already started insults, immediately fist face. Then drew pocketknife wounded cheek lip shouting — chronicles report — “What you looking at, I man Muslim.” Girl ended hospital, arrested pursuit Via Torino. Duomo weapon bore no engraved name nor customs certificate: folding pocketknife, those buying few euros wrong hands become sentence.

Where fury driving man disfigure stranger naming gender faith stems, question demanding uncomfortable answers. But striking coincidence: within twenty-four hours, two weapons — one packaged state gift, other brandished metro station — crossed Italian scene. First welcomed ease handling diplomatic gifts, second inevitable black crime consuming handful minutes then sliding journal folds. Yet both telling country suspended power pantomime violence running subdermal, oppressive heat conflicts igniting thousands kilometers away somehow belonging us.

New York meanwhile, Italian American Civil Rights League raised cry pain against Mayor Zohran Mamdani, guilty excising Little Italy official city ethnic enclave map. “Not bureaucratic error cultural erasure,” thundered Mike Crispi, League President, defending Baby John cannoli San Gennaro feast besieged outpost defended. Also here weapon — not metal paper — hurting without sound, leaving deep scars community identity nonetheless.

Shame coffee this morning tastes gunpowder sweat. Outside sun beating enraged smith, news accumulating rubble after bombardment. Would ask Erdogan pistol, now kept some Palazzo Chigi drawer, at least secured, or resting mad climate dossiers distant wars. Wonder whoever took custody shivered thinking gift, so kindly offered, same Sultan Ankara greeted all guests indiscriminately, saying: here souvenir, now manage yourselves.

Bibliography

Elias Canetti, Crowds and Power, Farrar Straus Giroux, New York, 1981

Marcel Mauss, The Gift: Forms and Functions of Exchange in Archaic Societies, Norton, New York, 2000

Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari, Garzanti, Milan, 1975

Zygmunt Bauman, Liquid Fear, Polity, Cambridge, 2006

Amitav Ghosh, The Great Derangement: Climate Change and the Unthinkable, University of Chicago Press, Chicago, 2016

Luigi Pirandello, One, No One and One Hundred Thousand, Dutton, New York, 1992

Michel Foucault, Discipline and Punish: The Birth of the Prison, Pantheon, New York, 1977

Oriana Fallaci, The Rage and the Pride, Rizzoli, Milan, 2001

RVSCB – Archive of Uncomfortable Truths, July 10, 2026

“I am not interested in being loved. I am interested in being read after they have hated me.”


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