Hantavirus, l’Oms lo giura: non è il covid. Ma perché allora tutti così spaventati?
L’Organizzazione mondiale della sanità ha un nuovo tormentone. Lo ripetono come un mantra, in ogni lingua, davanti a ogni telecamera: “Non è il coronavirus. Non è l’inizio di una pandemia. È un virus diverso, lo conosciamo, tranquilli”.
Tedros Adhanom Ghebreyesus e Maria Van Kerkhove si alternano al microfono per rassicurare il mondo che il focolaio di hantavirus sulla nave da crociera MV Hondius non diventerà un’altra emergenza globale.
E subito dopo, con la stessa faccia seria, annunciano spedizioni di duemilacinquecento kit diagnostici dall’Argentina a cinque Paesi, raccomandano l’isolamento di tutti i passeggeri nelle cabine, dispongono la disinfezione degli ambienti, inviano esperti Oms a bordo, due medici olandesi e un tecnico dell’Ecdc.
Per un rischio “basso”, la mobilitazione è da allarme massimo.
Forse non si fidano nemmeno loro delle proprie rassicurazioni.
La nave, intanto, continua la sua rotta verso le Canarie. I passeggeri sono chiusi come in una prigione galleggiante, lo stesso copione già visto anni fa con la Diamond Princess.
Allora si parlava di Covid, oggi di hantavirus. Il meccanismo è identico: si minimizza per non creare panico, ma si agisce come se il panico fosse già scoppiato.
La differenza è che sei anni fa nessuno sapeva nulla del Sars-CoV-2, mentre oggi l’hantavirus è conosciuto da decenni.
Eppure la reazione è sproporzionata per un virus che – sentenzia l’Oms – “nella maggior parte dei ceppi non si trasmette da uomo a uomo”.
Peccato che il ceppo in questione, il cosiddetto “Andes”, quella trasmissione la faccia eccome. E il contagio tra persone, aggiungono gli esperti, può avvenire attraverso contatto stretto e intimo. Parole che non suonano affatto rassicuranti.
Il focolaio conta ormai otto casi accertati e tre morti. Tassi di letalità impressionanti, anche se su numeri così piccoli è presto per trarre conclusioni.
I passeggeri provengono da dodici Paesi, tra cui Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Germania, Svizzera. L’Italia, per ora, non risulta coinvolta. Ma una hostess della Klm ha già sviluppato sintomi lievi, e in Israele un uomo è risultato positivo dopo un viaggio nell’Europa dell’Est.
I fili della matassa si allargano, e l’Oms li segue con la stessa meticolosa ansia di un detective in una serie televisiva. Solo che qui non c’è finzione. E i morti sono reali.
La domanda che nessun giornalista ha il coraggio di porre è questa: se il rischio è così basso, perché tutte queste precauzioni? Perché spedire migliaia di test? Perché tenere i passeggeri in quarantena? Perché seguire le tracce dei voli da Sant’Elena a Johannesburg? La risposta, sgradita, è che l’Oms ha imparato la lezione del 2020. Allora minimizzò per settimane, e il mondo pagò un prezzo altissimo.
Oggi, per non ripetere l’errore, tende a iper-reagire, ma senza mai usare le parole che fanno paura. Nessuno osa dire “emergenza sanitaria”. Nessuno nomina la parola “pandemia”.
Si parla di “focolaio circoscritto” e di “rischio basso per la popolazione generale”.
Intanto i paesi coinvolti attivano i piani di sorveglianza, le regioni italiane vengono informate, gli uffici di sanità marittima si mettono in allerta. Il paradosso è perfetto: si nega l’allarme, ma ci si comporta come se l’allarme fosse reale.
L’hantavirus non diventerà un’altra Covid, probabilmente. Ma il modo in cui viene raccontato – tra rassicurazioni frettolose e misure drastiche – rivela un sistema informativo malato. I cittadini non meritano mezze verità. Meritano di sapere che il ceppo Andes esiste, che si trasmette tra persone, che la letalità è significativa, che le quarantene sono necessarie. Invece si preferisce la doppia narrazione: rassicurare con la bocca e agire con le mani. Così la fiducia si erode, il dubbio cresce, e ogni nuova epidemia, anche la più innocua, sarà accolta con lo stesso scetticismo con cui oggi si guarda alla crisi della Hondius. L’effetto Cry Wolf è dietro l’angolo, e l’Oms lo sa bene. Ma continua a giocare la stessa partita, sperando che questa volta nessuno si accorga che il lupo, forse, non è ancora arrivato, ma l’ombra è già lunga.
RVSCB
Bibliografia
Organizzazione Mondiale della Sanità, Dichiarazione stampa sul focolaio di hantavirus su MV Hondius, Ginevra, 8 maggio 2026.
Van Kerkhove, Maria, Briefing tecnico sull’hantavirus, OMS, 7 maggio 2026.
Ministero della Salute italiano, Nota informativa ai servizi di sanità marittima, 8 maggio 2026.
Ecdc, Valutazione rapida del rischio per l’Europa relativa al focolaio di hantavirus sulla nave Hondius, Stoccolma, 8 maggio 2026.
The Jerusalem Post, “Israel confirms Hantavirus case in traveler returning from Eastern Europe”, 7 maggio 2026.
RIVM (Istituto nazionale per la salute pubblica olandese), Comunicato sui sintomi di un assistente di volo KLM, 8 maggio 2026.
Reuters, “WHO says Andes hantavirus does not pose pandemic risk”, 8 maggio 2026.
Ghebreyesus, Tedros Adhanom, Intervento al Consiglio esecutivo dell’OMS, 8 maggio 2026.
RVSCB – Archivio delle Scomode Verità, 8 maggio 2026
“Non mi interessa essere amato. Mi interessa essere letto dopo che mi avranno odiato.”