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Hantavirus, la ballata del rischio basso e della quarantena alta

Quattro italiani in quarantena. Quattro regioni coinvolte: Calabria, Campania, Toscana, Veneto. Nessun sintomo, dicono. Il rischio è bassissimo, ripetono. I contatti con la donna deceduta sul volo Klm erano “non ravvicinati e non prolungati”.

Eppure i quattro sono segregati in casa, monitorati, in attesa di tamponi. L’università Vita-Salute San Raffaele di Milano ci spiega che “quello che può sembrare un eccesso di cautela è comunque giustificato dalla gravità dei sintomi”. Traduzione: il virus non è molto contagioso, ma se lo prendi, muori.
E allora via con l’isolamento fiduciario, le Asl che telefonano, i medici che bussano alla porta il lunedì. Bella questa nuova normalità. Sembra il 2020, ma con un nome diverso.
La macchina della paura si è messa in moto piano piano, in sordina, quasi con pudore. Prima le notizie dalla nave Hondius, poche righe in fondo alle homepage. Poi l’Oms che rassicurava: “Non è come il coronavirus”. Poi i tre morti, poi i dodici Paesi coinvolti, poi i test inviati dall’Argentina, poi l’esperto spedito a bordo.
Oggi la notizia che in Italia ci sono quattro persone sotto osservazione. Il ministero della Salute parla di “sorveglianza”, “coordinamento”, “valutazione del rischio”. E intanto le agenzie di stampa rilanciano, i tg ne parlano, i giornali titolano. Il tutto mentre fuori è domenica. Festa della mamma. La giornata perfetta per infilare una storia inquietante nel flusso delle emozioni zuccherose e dei mazzi di fiori. Coincidenza? Forse sì. Ma il tempismo è, come minimo, curioso.
Federico, il venticinquenne calabrese che faceva il marittimo e ora è in quarantena, dice: “Non sono preoccupato”. Glielo hanno detto: basso rischio di contagio.
Ma se il rischio è così basso, perché chiudere quattro persone in casa? Perché attivare procedure di “massima attenzione”? Perché il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, monitora “attentamente” la situazione? La risposta, che nessuno pronuncia ad alta voce, è che il rischio non è basso per chi comanda.
È basso solo sulla carta, nei comunicati stampa, nelle rassicurazioni dei professori. Nella realtà delle cose, i protocolli sono gli stessi del 2020: rintracciare, isolare, testare. E, se necessario, chiudere. Solo che questa volta non dicono di chiudere. Dicono “sorvegliare”. Ma la sostanza è identica.
La nave Hondius intanto ha gettato l’ancora a Tenerife. I passeggeri saranno rimpatriati verso Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Belgio, Irlanda, Paesi Bassi.
Un’altra mappa delle infezioni potenziali, un altro puzzle di voli e contatti.
La Spagna si coordina con l’armatore olandese, l’assicurazione, i vari governi. Tutto molto ordinato, tutto molto rassicurante. Ma la sensazione che resta è quella di un copione già visto, in cui gli attori cambiano il nome del virus ma recitano le stesse battute. “Non c’è allarme”, dicono. E intanto l’allarme cresce da solo, come un’ombra che si allunga senza che nessuno accenda una luce.
La domanda, a questo punto, è obbligatoria: perché proprio oggi? Perché proprio mentre milioni di italiani sono distratti dagli abbracci, dai pranzi, dai regali per le loro madri, la notizia dell’hantavirus sceglie di fare capolino con questa insistenza? Forse è solo il caso, la concatenazione inevitabile degli eventi.
Forse i tempi tecnici dei test e delle quarantene hanno coinciso con la seconda domenica di maggio. Oppure, ipotesi più sgradevole, la macchina del consenso ha calcolato che un vago sentore di pericolo, banalizzato come “rischio basso”, non guasta mai.
Tiene la popolazione in uno stato di vigilanza morbida, la abitua all’idea che il nemico è sempre dietro l’angolo, legittima misure di controllo che in tempo di pace sarebbero inaccettabili.
Non è un complotto, è sociologia. La paura vende, la paura governa. E la festa della mamma è il momento ideale per venderla sottovoce, quasi come un pensiero molesto che si infila tra una torta e una telefonata.
L’Italia, per ora, è fuori dal giro diretto della nave. I quattro passeggeri monitorati non hanno sintomi. Il professore Rezza parla di “eccesso di cautela giustificato”. Ma l’eccesso di cautela, negli ultimi anni, è diventato la regola.
Abbiamo imparato a nostre spese che una volta aperto il vaso di Pandora della sorveglianza sanitaria, non lo si richiude più. Le quarantene restano, i tamponi restano, la paura resta. Il virus, magari, passa. La macchina no.
E mentre i tg raccontano di focolai lontani e voli sospetti, fuori dalle nostre finestre la vita finge di scorrere normale. I ristoranti sono pieni per il pranzo della mamma, i negozi regalano mimose e rose, le famiglie si riuniscono. Ma sotto la superficie, qualcosa si agita. Un formicolio di inquietudine, una parola nuova che ronza nei messaggi whatsapp: hantavirus. Non sappiamo bene cosa sia, ma sappiamo che ha già ucciso tre persone, e che adesso è a un passo dal nostro salotto. O quasi.

Buona festa della mamma, Italia. Il virus non fa sconti, nemmeno oggi. Per fortuna, dicono, è solo un rischio basso. Come era basso, sei anni fa, quello del coronavirus. Fino a quando non è diventato altissimo. Ma questa, lo ammetto, è solo una provocazione. O forse no.

RVSCB

Bibliografia

Ministero della Salute, Nota informativa sui passeggeri del volo KLM monitorati per hantavirus, 10 maggio 2026.

Istituto Superiore di Sanità, Aggiornamento epidemiologico sul ceppo Andes, 10 maggio 2026.

Università Vita-Salute San Raffaele, Dichiarazione del Prof. Gianni Rezza all’Adnkronos, 10 maggio 2026.

Ministero dell’Interno spagnolo, Conferenza stampa sullo sbarco della nave Hondius a Tenerife, 10 maggio 2026.

Organizzazione Mondiale della Sanità, Briefing sulla diffusione dell’hantavirus in Europa, 9 maggio 2026.

Adnkronos, “Hantavirus, 4 persone monitorate in Italia: ‘Non hanno sintomi’”, 10 maggio 2026.

Il Fatto Quotidiano, “Quattro italiani in quarantena, ma il rischio è basso. E intanto…” 10 maggio 2026.

RVSCB – Archivio delle Scomode Verità, 10 maggio 2026

“Non mi interessa essere amato. Mi interessa essere letto dopo che mi avranno odiato.”


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