Hantavirus, la farsa continua: rischio basso per l’Oms, quarantena severa per i cittadini comuni
La nave Hondius ha finalmente scaricato i suoi passeggeri a Tenerife. Novantaquattro persone di diciannove nazionalità diverse, avvolte in tute blu come astronauti di un film catastrofico, sono state trasferite su autobus dell’esercito spagnolo con un pannello protettivo a separare il conducente.
Un convoglio militare, per un focolaio che l’Oms definisce a “rischio basso”. La messinscena ha raggiunto il suo apice: la ministra della Salute spagnola, Monica Garcia, parla di “giornata abbastanza intensa”. Traduzione: un circo mediatico perfettamente orchestrato per mostrare che “qualcosa si sta facendo”. Peccato che il qualcosa sia solo una coreografia di paura, mentre le decisioni reali – quelle che contano – vengono prese a tavolino in base alla nazionalità dei passeggeri.
La sceneggiata è iniziata domenica, con gli evacuati che hanno indossato nuove tute protettive prima di imbarcarsi sui voli di rimpatrio. La Francia ha già isolato i suoi cinque cittadini. La Grecia terrà il suo evacuato in quarantena ospedaliera obbligatoria per 45 giorni.
La Spagna ha chiuso i suoi quattordici connazionali in un ospedale militare a Madrid. Tutto molto severo, tutto molto controllato. Poi arrivano gli Stati Uniti. E qui la musica cambia.
I diciassette cittadini americani, tra cui uno con sintomi lievi e un altro risultato “leggermente positivo” al test, non saranno necessariamente messi in quarantena in un centro specializzato. Potranno tornare a casa, dice un alto funzionario sanitario Usa, “senza esporre altre persone lungo il tragitto”. Come se il virus, oltrepassato il confine americano, perdesse improvvisamente la sua pericolosità. Come se la logica dei protocolli si piegasse alla diplomazia.
Il direttore dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, presente a Tenerife per supervisionare le evacuazioni (chissà perché un volo così importante per un’emergenza a “rischio basso”), ha obiettato che questa politica “potrebbe comportare dei rischi”. Una frase gettata lì, quasi per scarico di coscienza, senza alcuna conseguenza pratica. Perché alla fine i passeggeri americani torneranno a casa, e nessuno controllerà se il loro viaggio rispetta le raccomandazioni. Intanto il resto del mondo si adegua a quarantene di 42 giorni, controlli giornalieri, monitoraggio attivo. La disuguaglianza sanitaria, quella vera, non è tra ricchi e poveri. È tra cittadini di paesi che contano e cittadini di paesi che contano meno.
L’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda quarantena di 42 giorni e “monitoraggio attivo”. Raccomanda, non impone. Perché l’Oms non ha il potere di obbligare nessuno. Può solo suggerire, e i governi ascoltano se gli fa comodo.
Gli Stati Uniti non ascoltano. La Francia sì. La Grecia sì. La Spagna sì. Il risultato è un groviglio di protocolli disparati, una babele di regole che rende ridicola qualsiasi pretesa di coordinamento globale. E il virus, intanto, se ne infischia dei confini e delle raccomandazioni.
La domanda che nessun giornalista ha il coraggio di fare è questa: perché tutto questo teatrino, se il rischio è così basso? Perché evacuazioni militari, tute blu, autobus scortati, ospedali militari trasformati in lazzaretti? La risposta è semplice: l’apparenza conta più della sostanza. Bisogna mostrare che si fa qualcosa, anche quando non c’è nulla da fare. Bisogna alimentare la percezione di un pericolo, per giustificare misure che altrimenti sarebbero inaccettabili.
La paura è una droga, e chi la distribuisce sa bene che una popolazione spaventata è una popolazione docile. I ricchi, però, possono scegliere. possono tornare a casa. I poveri, quelli che non hanno un governo potente alle spalle, restano in quarantena. Così funziona il mondo, anche nelle pandemie.
Questa storia comincia a puzzare. Non di virus, ma di menzogna. Di doppi standard, di comunicazione manipolata, di interessi che si muovono sotto la superficie. L’hantavirus è diventato un pretesto, un copione già visto in cui gli attori sono gli stessi e le battute le conosciamo a memoria.
“Rischio basso”, dicono. E intanto blindano i porti, militarizzano gli aeroporti, isolano cittadini per quaranta giorni. Se il rischio è davvero così basso, tutta questa parafernalia è solo uno spreco di risorse pubbliche e un attentato alla libertà personale.
Se invece il rischio è alto, perché i cittadini americani possono tornare a casa senza controlli? La contraddizione è intollerabile. E nessuno la nomina.
L’unica nota positiva, se così si può chiamare, è che l’Italia non compare tra i paesi coinvolti nei rimpatri. I nostri quattro monitorati restano a casa loro, senza sintomi, in attesa che passi il pericolo di un pericolo che forse non è mai esistito. Buon per loro. Ma non si può chiudere un occhio di fronte a una farsa così grossolana.
Perché oggi è l’hantavirus, domani sarà qualcos’altro. E il copione sarà lo stesso. Con la differenza che i cittadini americani torneranno a casa, e gli altri resteranno in quarantena. Per quarantadue giorni. O forse di più. Tanto i media, come al solito, si occuperanno di altro.
RVSCB
Bibliografia
Ministero della Salute spagnolo, Conferenza stampa sull’evacuazione della MV Hondius, 11 maggio 2026.
Organizzazione Mondiale della Sanità, Raccomandazioni per la quarantena e il monitoraggio dei contatti, 11 maggio 2026.
Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti, Comunicato sui passeggeri americani risultati positivi, 11 maggio 2026.
Centers for Disease Control and Prevention, Valutazione del rischio per il ceppo Andes, 11 maggio 2026.
Governo francese, Dichiarazione del Primo Ministro Sebastien Lecornu sulla gestione dei cittadini francesi, 11 maggio 2026.
Ministero della Salute greco, Annuncio sulla quarantena ospedaliera del cittadino greco, 11 maggio 2026.
Adnkronos, “Hantavirus, proseguono i rimpatri. Cittadino Usa risultato positivo”, 11 maggio 2026.
Reuters, “WHO warns against US decision to let hantavirus-exposed passengers go home”, 11 maggio 2026.
RVSCB – Archivio delle Scomode Verità, 11 maggio 2026
“Non mi interessa essere amato. Mi interessa essere letto dopo che mi avranno odiato.”