Fratelli occulti, Stato opaco: quando la massoneria esce dall’ombra e nessuno batte ciglio
La notizia scivolava via tra le righe dei quotidiani, divorata dal flusso incessante di altre urgenze, altre polemiche, altri scandali.
A Prato, la procura ha perquisito le sedi di logge massoniche sequestrando gli elenchi degli affiliati. Il tribunale del riesame ha confermato il provvedimento giudicando sufficienti, per respingere i ricorsi, le menzioni alla massoneria che comparirebbero nelle lettere a scopo estorsivo inviate a un consigliere comunale di Fratelli d’Italia.
Niente di nuovo sotto il sole. Da quella primavera del 1981 in cui vennero rinvenuti e pubblicati gli elenchi degli iscritti e del programma della loggia Propaganda 2, la storia d’Italia sembra condannata a ripetersi: periodicamente la giustizia fruga nelle pieghe delle società segrete, e periodicamente emerge il sospetto che sotto la veste iniziatica si annidino trame di potere, scambi di favori, dossieraggi occulti.
Eppure, in mezzo secolo, ciò che muta sono i nomi dei protagonisti, non la sostanza del problema.
Lo scandalo P2 non fu un incidente di percorso, ma la rivelazione che una loggia coperta aveva operato a lungo per condizionare le sorti dell’Italia, infiltrando apparati dello Stato, servizi segreti, editoria, finanza e politica.
Il suo gran maestro Licio Gelli – che intratteneva rapporti con la criminalità organizzata, con i vertici delle istituzioni e con potenze straniere – divenne il simbolo di un sistema opaco in cui il potere vero non ha volto, nome o responsabilità. Oggi, decenni dopo, il caso Cocci ripropone interrogativi inquietanti. L’ex consigliere comunale aveva denunciato di aver ricevuto plichi anonimi con sue foto hot e lettere contenenti accuse pesantissime, dalla uso di droga alla pedofilia.
La polizia giudiziaria ha acquisito documentazione nelle sedi delle logge ritenendo la “questione della massoneria centrale in questa vicenda”. Il delegato regionale della Gran Loggia d’Italia ha frettolosamente dichiarato che la loggia è “parte lesa” quanto lo stesso Cocci. Ma resta il fatto che gli elenchi degli affiliati sono stati sequestrati, e che le indagini cercano di individuare eventuali differenze nei nomi – perché se tali differenze emergessero, potrebbe ipotizzarsi la presenza di affiliati nascosti.
A Messina, un’altra vicenda getta luce sulle dinamiche interne a una delle principali obbedienze massoniche. Il notaio Silverio Magno, dopo essere stato candidato a “grande oratore” per il rinnovo dei vertici del Grande Oriente d’Italia nella primavera del 2024, ha denunciato una campagna denigratoria orchestrata ai suoi danni. La procura ha indagato tre “fratelli” accusati di stalking e diffamazione, ma ha poi chiesto l’archiviazione, suscitando la reazione dei legali di Magno.
Si tratta di una “disfida” tra massoni, ma getta una luce sinistra su un ambiente in cui le lotte di potere sembrano svolgersi con metodi che poco hanno a che vedere con la ricerca della verità e del bene comune. La magistratura dovrà decidere se procedere o archiviare definitivamente.
Il caso più clamoroso è forse quello di Garlasco. L’avvocato Massimo Lovati, difensore di Andrea Sempio, ha sostenuto che Chiara Poggi sarebbe stata uccisa da una “massoneria bianca”, un’organizzazione criminale legata alla pedofilia e al traffico di organi umani.
Si tratterebbe di “una massoneria pedofila, dedita alla pedofilia, dedita al commercio degli organi umani e con radici internazionali”. La tesi, per quanto estrema, mostra fino a che punto la narrazione della massoneria sia ormai inscindibile da quella dell’occulto, del criminale, dell’inconfessabile.
Non è un caso che, negli stessi giorni, il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto e il presidente del Senato Ignazio La Russa abbiano polemizzato con il procuratore Nicola Gratteri, il quale aveva affermato che al referendum sulla giustizia avrebbero votato sì “gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e i centri di potere”. L’accusa è esplicita: la massoneria è percepita come una lobby che difende i propri privilegi e si oppone alla trasparenza.
La massoneria italiana, con i suoi circa 35.000 membri divisi tra le diverse obbedienze – il Grande Oriente d’Italia (21.000 iscritti) e la Gran Loggia d’Italia degli Alam (circa 10.000) – rappresenta un nodo cruciale del sistema di potere. Le sue logge sono presenti in ogni angolo del Paese, e la loro influenza si estende dalla politica all’economia, dalla cultura alla magistratura. I recenti scandali mostrano che, nonostante la legge del 1982 che vietava le associazioni segrete, la massoneria ha continuato a operare, e i suoi legami con la criminalità organizzata, con i servizi segreti deviati, con gli ambienti della finanza occulta sono ancora tutti da esplorare.
Dalle stragi mafiose del 1992-1993 ai processi per corruzione e concussione che periodicamente coinvolgono esponenti politici, la massoneria è sempre stata chiamata in causa.
Eppure, nonostante i proclami di trasparenza, le liste degli iscritti rimangono gelosamente custodite, mentre le perquisizioni delle forze dell’ordine continuano a scontrarsi con la resistenza di chi non vuole che la luce penetri in quei sacri recinti.
Le parole di un recente Gran Maestro, che a fine 2025 invitava a una riflessione seria sul futuro dell’istituzione, paiono oggi un lontano eco. In un’Italia che fatica a liberarsi delle sue ombre, la massoneria rimane un enigma e un banco di prova.
Sarà capace di riformarsi davvero, o resterà per sempre quella creatura bifronte dai molti volti? Solo il tempo, e forse la giustizia, potranno dirlo.
Nell’attesa, i cittadini guardano e sperano.
Ma la speranza, si sa, non basta a illuminare i sotterranei del potere.
RVSCB