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Questa vita è tua, prendi il potere che nessun’altro può darti

C’è una verità semplice, quasi scandalosa nella sua ovvietà, che la maggior parte di noi trascorre l’intera esistenza a dimenticare. Questa vita è tua. Non di tuo padre, non di tua madre, non del partner, non dei figli, non del capo, non della società. Tua. Solo tua.

E il potere di viverla, di sceglierla, di amarla, di renderla felice, è nelle tue mani. Nessun altro può prenderlo per te. Nessun altro può esercitarlo al tuo posto.
Puoi delegare, puoi rimandare, puoi sperare che qualcun altro faccia qualcosa per te. Ma alla fine, quando il sipario cala, quando il tempo si compie, quando guardi indietro, ti accorgi che l’unica domanda che conta è: ho vissuto la mia vita o ho lasciato che altri la vivessero per me? Ho preso il potere che mi spettava o l’ho consegnato a qualcun altro?

Prendere il potere di scegliere ciò che vuoi fare e di farlo bene. Non è così scontato come sembra. Perché scegliere significa escludere, e escludere significa perdere qualcosa, e perdere qualcosa fa paura.

Allora rimandiamo, temporeggiamo, cerchiamo di tenere aperte tutte le porte, sperando che qualcuno decida per noi. Ma la vita non aspetta. Le occasioni passano. Il tempo scorre.

E mentre aspettiamo il momento perfetto, la certezza assoluta, la garanzia che non sbaglieremo, la vita ci scorre accanto, inascoltata, inosservata, non vissuta. Scegliere è un atto di coraggio.

È dire sì a qualcosa e no a tutto il resto. È accettare il rischio di sbagliare, di fallire, di pentirsi. Ma è anche l’unico modo per vivere davvero. Perché chi non sceglie, è già stato scelto. Dalle circostanze, dagli altri, dal caso. E di solito, chi sceglie per te non ha a cuore i tuoi interessi.

Prendere il potere di amare ciò che vuoi nella vita e di amarlo onestamente.

Quanto amore sprecato in relazioni sbagliate, in affetti non corrisposti, in legami che ci tengono prigionieri per paura della solitudine! Quanto amore negato per paura di soffrire, per timore di essere feriti, per difendersi da un mondo che sembra sempre pronto a tradire! Amare onestamente significa smettere di recitare una parte. Significa mostrarsi per quello che si è, con le proprie fragilità, con le proprie paure, con i propri desideri autentici.

Significa smettere di manipolare, di controllare, di pretendere. Significa accettare che l’altro non è lì per soddisfare i nostri bisogni, ma per condividere un pezzo di strada.

E quando si ama così, quando si ama onestamente, anche il dolore diventa sopportabile, anche la perdita diventa sopportabile, anche la solitudine diventa abitabile. Perché si è vissuto qualcosa di vero.

Prendere il potere di camminare nella foresta e di essere parte della natura. Siamo così immersi nella frenesia della vita urbana, nelle luci artificiali, nel rumore di fondo, nell’inquinamento digitale, che abbiamo dimenticato di essere natura anche noi.

Abbiamo dimenticato che il nostro corpo respira lo stesso ossigeno degli alberi, che il nostro sangue ha la stessa composizione dell’acqua dei fiumi, che i nostri ritmi biologici seguono ancora l’alternarsi del giorno e della notte.

Camminare nella foresta non è un hobby, non è un passatempo, non è una fuga. È un ritorno a casa. È riscoprire che siamo parte di qualcosa di più grande, che la nostra esistenza individuale è inserita in una trama più vasta, che la nostra vita non è separata dalla vita del mondo.

E in questa riscoperta, in questo ritorno, troviamo una pace che nessuna conquista, nessun successo, nessun possesso può darci.

Prendere il potere di controllare la tua stessa vita. Attenzione, però: non si tratta di controllo nel senso di dominio, di imposizione, di forza. Si tratta di controllo nel senso di direzione, di timone, di governo.

È la differenza tra chi subisce la vita e chi la vive. Tra chi lascia che le cose accadano e chi le fa accadere. Tra chi aspetta che qualcun altro risolva i suoi problemi e chi si prende la responsabilità di risolverli da sé. Questo controllo non è facile.

Richiede consapevolezza, richiede presenza, richiede la capacità di distinguere tra ciò che dipende da noi e ciò che non dipende. Come insegnavano gli stoici, la serenità sta proprio in questa distinzione: accettare con coraggio ciò che non possiamo cambiare, e cambiare con determinazione ciò che possiamo.

La tua vita, in gran parte, dipende da te. Le tue scelte, i tuoi atteggiamenti, le tue reazioni, il modo in cui interpreti gli eventi. Questo è il tuo potere. Usalo.

Prendere il potere di rendere la tua vita felice. La felicità non è un dono che arriva dall’esterno. Non è una meta da raggiungere, un traguardo da tagliare, un oggetto da possedere. È una conseguenza.

È il risultato di come vivi, di come scegli, di come ami, di come ti relazioni con te stesso e con il mondo. La felicità è un effetto collaterale di una vita ben vissuta.

E una vita ben vissuta non è quella senza problemi, senza difficoltà, senza sofferenze. È quella in cui hai preso il potere di scegliere, di amare, di camminare, di controllare. È quella in cui hai smesso di aspettare che qualcun altro ti rendesse felice e hai deciso di prenderti la responsabilità della tua felicità.

C’è un equivoco profondo, nella cultura contemporanea. L’idea che la felicità sia un diritto, qualcosa che ci è dovuto, che qualcuno o qualcosa debba garantirci.

E quando non arriva, quando la vita presenta il conto, quando le difficoltà si accumulano, allora ci sentiamo traditi, arrabbiati, vittime. Ma la felicità non è un diritto. È una conquista.

Non è qualcosa che ricevi, ma qualcosa che costruisci. Non è uno stato permanente, ma un equilibrio dinamico, una danza tra piacere e dolore, tra successo e fallimento, tra gioia e tristezza.

E come in ogni danza, l’importante non è non sbagliare mai, ma continuare a muoversi, a imparare, a crescere.

La psicologia positiva, da anni, ci dice che la felicità dipende in gran parte da fattori che possiamo controllare. Le circostanze esterne contano, certo, ma molto meno di quanto crediamo.

Molto di più contano le nostre scelte, i nostri atteggiamenti, le nostre abitudini.

La gratitudine, la gentilezza, l’ottimismo, la capacità di perdonare, la cura delle relazioni, l’impegno in attività che ci appassionano, la ricerca di un senso più profondo.

Tutto questo è in nostro potere. Tutto questo possiamo coltivarlo, giorno dopo giorno, scelta dopo scelta.

I grandi saggi lo hanno sempre insegnato. Buddha diceva che la sofferenza nasce dall’attaccamento e che la via per la liberazione è interiore, non esteriore.

Epitteto, lo schiavo diventato filosofo, scriveva che non sono le cose a turbare gli uomini, ma le opinioni che essi hanno delle cose.

E Gesù stesso, nel suo discorso della montagna, indicava una via di beatitudine che non dipendeva dalle condizioni esterne: beati i poveri in spirito, beati i miti, beati i puri di cuore. La felicità, per tutte queste tradizioni, è una questione interiore, una disposizione dell’anima, una scelta dello spirito.

E allora, cosa aspetti? Quale permesso stai aspettando per vivere la tua vita? Quale autorità deve darti il via libera per essere felice? Quale condizione deve verificarsi perché tu ti senta autorizzato a prendere il potere che è già tuo?

La vita è qui, ora, in questo respiro. Non domani, non quando avrai risolto tutti i problemi, non quando sarai diventato qualcun altro. Ora. In questo istante. Puoi scegliere. Puoi amare. Puoi camminare. Puoi controllare. Puoi essere felice.

Non sarà perfetto, non sarà facile, non sarà privo di ostacoli e delusioni. Ma sarà tuo. Sarà autentico. Sarà vivo.

E alla fine, quando guarderai indietro, potrai dire: ho vissuto. Non ho aspettato. Non ho delegato. Non ho rimandato.

Ho preso il potere che mi spettava e l’ho usato. Ho reso la mia vita ciò che volevo che fosse. Non perfetta, ma mia.

E in questo, nella semplice, radicale, meravigliosa consapevolezza che questa vita è tua, c’è già tutta la felicità che cerchi.

RVSCB


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